Quando un padre

Quando un padre (versione italiana del più comune e confondibile titolo inglese A family man) è un film intenso e reale, che nel suo modo asciutto e quasi cinico finisce per comunicare delle belle sensazioni e delle emozioni trattenute ma non per questo meno forti.

Chicago. Dane Jensen – Gerard Butler è uno spietato cacciatore di teste. Ha una famiglia composta da moglie innamoratissima, Elise – Gretchen Mol, e tre figli piccoli che gli forniscono l’alibi per giocare sporco e sentirsi a posto con la coscienza: deve guadagnare tanto per garantire ai suoi cari un tenore di vita adeguato, anzi, deve guadagnare sempre di più per fornire sempre più cose e una casa sempre più grande e bella alla sua famiglia. Peccato che moglie e figli non lo vedano quasi mai, e che baratterebbero molto di quello che hanno pur di trascorrere più tempo con lui. Il figlio maggiore, in particolare, il dolcissimo Ryan, un bimbo piccolo e fragile che frequenta le elementari, lo venera ma sente la sua mancanza in un momento delicato della vita in cui si sente sempre stanco. Il padre si accorge di lui perché crede che stia ingrassando e lo porta a correre con sé la mattina presto, ma con risultati disastrosi perché il bambino, dopo poco, deve cedere: non ce la fa. Per fortuna, la madre, che trascorre tutto il giorno con i bambini, non ha sottovalutato i numerosi sintomi di Ryan che l’hanno allarmata e convinta a portarlo a fare le analisi del sangue. Poco dopo, i genitori vengono contattati dall’oncologo, un medico indiano di grande umanità, che darà loro la terribile sentenza: leucemia linfoblastica acuta.

Dane passa dall’iniziale incredulità al panico: non sa a cosa e a chi dare la priorità, e cerca di barcamenarsi tra lavoro e ospedale, dove lo attende Ryan, come può, con risultati insoddisfacenti su entrambi i fronti.

A questo punto, com’è normale che sia, entrano in gioco i buoni sentimenti e, com’è normale che sia di nuovo, qualche purista del realismo cinematografico storce il naso! Ma noi no, a noi piace che Dane si renda conto, grazie anche alle chiacchierate col saggio medico di Ryan, che “si semina quello che si raccoglie” e che, se è vero che tutto ha un prezzo, a volte non vale la pena di pagarlo ed è molto meglio seguire la spinta del cuore. A tutti i costi.

Un plauso speciale va al terribile capo di Dane, Willem Dafoe, sempre sul pezzo: un magnifico personaggio “cattivo”!

Curiosità: lo sceneggiatore del film, Bill Dubuque, prima di lavorare nel cinema è stato cacciatore di teste per dodici anni. In molti pensano che, per scrivere il testo, si sia ispirato alla sua vita personale.

In definitiva, questo film mi è piaciuto davvero molto e lo consiglierei a un vasto pubblico adulto. E voi? Avete visto Quando un padre? Vi è piaciuto o preferivate che la pellicola restasse più coerente con l’impronta cinica iniziale?

Fatemi sapere che sono curiosa! Intanto, un forte abbraccio, Greta

Lascia un commento