Tutta la luce che non vediamo mi aveva incuriosita moltissimo già dal trailer visto sul profilo Instagram di Netflix, quindi ho atteso con impazienza la messa in onda di questa nuova miniserie, composta da quattro episodi, e l’aspettativa è stata ampiamente ripagata, perché per me si tratta di un gioiellino!
La trama si snoda tra presente e passato, tra il 1934 e il 1944, e racconta le difficili vite di due giovani: Marie (interpretata da Aria Mia Loberti), una ragazza cieca di Parigi che, dopo l’occupazione dei nazisti, scappa con il padre nella cittadina di Saint-Malo, trovando ospitalità dallo zio Etienne; e Werner (Louis Hofmann), un orfano tedesco con un incredibile talento nel riparare le radio, che viene prelevato con la forza e addestrato in un durissimo collegio nazista, per poi essere spedito in prima linea come radiotelegrafista.
I due ragazzi hanno una cosa in comune: quando erano bambini seguivano lo stesso programma radiofonico in cui un uomo, che si faceva chiamare il professore, parlava ai piccoli ascoltatori incoraggiando ad avere speranza per il futuro.
Quando Werner si trova di istanza a Saint-Malo, gli viene ordinato di rintracciare una persona che, attraverso la radio, comunica informazioni strategiche all’esercito americano. Il giovane la rintraccia facilmente, e scopre che si tratta proprio di Marie, e che il canale dal quale trasmette, è lo stesso che ascoltava da bambino.
Da qui Werner dovrà prendere una difficile decisione: rivelare il luogo in cui si nasconde la ragazza, condannandola a morte certa, come era già stato costretto a fare in passato, oppure cercare di proteggerla in ogni modo?
Tra i protagonisti principali non posso non citare il padre di Marie, Daniel (interpretato da Mark Ruffalo), curatore del museo di storia naturale di Parigi, che rischia tutto cercando di mettere in salvo dai tedeschi le pietre più preziose dell’intera Francia, tra cui un diamante leggendario di inestimabile valore, che successivamente diventerà l’ossessione di un ufficiale della Gestapo.
E poi, ultimo ma non per importanza, lo zio Etienne (impersonato dal bravissimo Hugh Laurie), un veterano della prima guerra mondiale che, tornato dalla guerra, trascorre gran parte delle sue giornate in soffitta ad ascoltare la radio. Ma l’uomo non si è affatto arreso, come vuole far credere…
Ok, mi fermo qui altrimenti vi spoilero tutto! Questa serie mi ha presa così tanto che andrei avanti a scrivere a oltranza, ma è giusto che le persone che non l’hanno vista, se la godano senza sapere troppo.
A me è piaciuta tanto: i temi toccati sono indubbiamente drammatici, ma sono trattati con una delicatezza che non appesantisce, anzi, è un inno alla speranza, e purtroppo in questo periodo ne abbiamo proprio bisogno.
Avere queste due prospettive così contrastanti, quella della ragazza francese che deve convivere coi bombardamenti, la fame e la paura di essere scoperta, e quella del soldato tedesco costretto a servire una causa in cui non crede affatto, rende questa miniserie molto interessante e coinvolgente, tanto che avrei voluto durasse più a lungo, per sapere cosa succede dopo…
E voi? Avete visto Tutta la luce che non vediamo? Cosa ne pensate? Vi aspetto nei commenti.
Un abbraccio, Clara
Curiosità:
- La miniserie è tratta dall’omonimo romanzo del 2014, scritto da Anthony Doerr, che gli è valso il Premio Pulitzer per la narrativa.
- Le centinaia di parigini che si vedono scappare dalla città, sono veri rifugiati ucraini, e sono stati voluti fortemente dal regista Shawn Levy.