La probabilità statistica dell’amore a prima vista (Love at First Sight) è una commedia del 2023, diretta da Vanessa Caswill, che mi è piaciuta davvero tanto grazie alla sua trama originale, alla sceneggiatura creativa ricca di citazioni inusuali, e ai personaggi che, pur essendo persone “normali”, sono allo stesso tempo eccentrici contribuendo a creare alcune situazioni atipiche e sorprendenti. L’ambientazione londinese è stata dipinta in modo non convenzionale e mai banale. Insomma, mi è piaciuto ogni aspetto di questo film! Quindi, senza ulteriori indugi, vado a raccontarvi la sua bella storia.
Dopo aver perso il volo da New York a Londra, Hadley (Haley Lu Richardson), una giovane americana simpatica e pasticciona, incontra, nel bar dell’aeroporto Oliver (Ben Hardy), un ragazzo inglese razionale e tranquillo. Nonostante le loro evidenti differenze, tra i due sembra scattare subito il colpo di fulmine. Galeotto, tra di loro, è semplicemente il telefonino: lei, sempre un po’ distratta e sognante, ha la batteria del cellulare scarica – tema ricorrente del film – lui si offre di aiutarla a ricaricarlo. Da lì iniziano a parlare fitto, proseguono sull’aereo, mangiano, guardando un film, dormono l’una appoggiata all’altro, e sembra che non si lasceranno mai. Sono seduti vicini per una strana coincidenza, ovvero: Hadley, avendo perso l’aereo, è costretta ad acquistare un biglietto sul volo successivo, e a prendere quello che trova, cioè un posto nella business class, mentre Oliver è in economy ma ha la cintura di sicurezza rotta, per cui riceve un upgrade e, guarda caso, finisce proprio sul sedile accanto alla ragazza americana appena conosciuta.
Tutto il film è pervaso da episodi di questo genere, a suggerire che non il semplice caso, ma forse il destino proprio interviene per avvicinare o allontanare i due innamorati. Destino che nel film è rappresentato da un’hostess interpretata da Jameela Jamil, volto televisivo già conosciuto dal pubblico, che ha esordito con The Good Place di cui vi abbiamo parlato poco tempo fa proprio su questo blog nel Magnifici dell’inverno di Clara (se vi siete persi l’articolo, vi lascio il link qui di seguito: I magnifici 7 dell’inverno). L’hostess poi si trasformerà in barista del ricevimento/fatina buona che, durante tutto il tempo, veglia sui due innamorati e agisce spesso anche come voce fuori campo e narratrice.
All’atterraggio a Heathrow la coppia è costretta a separarsi e i due si perdono di vista: lui, prima di allontanarsi, le scrive il suo numero sul cellulare però, come sempre, il telefonino della ragazza è scarico e lei non riesce a salvarlo, rendendosi conto con sgomento di non conoscere nemmeno il cognome di Oliver. Hadley incappa in una lunga coda alla dogana, mentre Oliver la attende invano all’uscita dell’aeroporto e finisce per andarsene col fratello che ha premura, temendo che lei ci abbia ripensato. Un attimo dopo compare Hadley e ti ritrovi a pensare: “Ecco, il film è insolito e originale, probabilmente ora non si rivedranno più!” Anche perché lui non si è capito dove stia andando, mentre lei si sta precipitando al matrimonio del padre, che la sta aspettando per iniziare: è una delle damigelle ed è già in ritardo. E poi viene il timore che questo sia il senso della citazione più volte riportata da Hadley, tratta da un libro che le ha regalato il padre come d’abitudine, e nello specifico Grandi speranze di Charles Dickens, che tra l’altro è anche il suo scrittore preferito: “È meglio aver avuto una bella cosa e averla perduta o non averla mai avuta?”
Il film ha una piacevole e ben distribuita base letteraria, e si percepisce da com’è costruito e sceneggiato: è infatti fedelmente tratto dal popolare romanzo omonimo di Jennifer Smith.
In realtà, a proposito di destino, non è probabilmente un caso neanche che Hardly arrivi tardi al matrimonio del padre e, anzi, rischi proprio di perderselo. Infatti, la ragazza, durante la lunga chiacchierata sull’aereo con Oliver, gli confessa di soffrire ancora molto per la separazione dei genitori. Era molto legata all’immagine dei suoi come coppia inossidabile, e al padre in modo particolare. Quando è andato a Londra per un lavoro temporaneo, non avrebbe mai immaginato che si sarebbe innamorato di una ragazza più giovane e avrebbe lasciato famiglia e Stati Uniti per trasferirsi in Inghilterra. La figlia deve ancora buttare giù il boccone amaro. Però finisce per capire e perdonare il padre, anche perché lui le dice schiettamente che, senza di lei, non avrebbe neppure fatto celebrare il matrimonio. Padre e figlia, quindi, si riavvicinano e ritrovano la vecchia complicità. È così che la ragazza finisce per raccontare tutto al genitore, anche del ragazzo che ha conosciuto in aereo e che forse le ha già rubato il cuore: “Oliver è un fissato della matematica, gentile e sorprendente”, confessa Hardly, mentre chiede scusa al papà perché sta abbandonando il suo ricevimento di nozze per provare a rintracciare il ragazzo londinese: “Lo conosco da solo tipo otto ore, e ora mollo il tuo matrimonio per andare a cercarlo!” dice sorpresa di sé lei per prima.
Ma l’uomo la capisce e, anzi, le spiega che quello che sceglie di fare non deve per forza avere un senso, e che risposte, soluzioni e significati a volte semplicemente passano in secondo piano quando la vita preme con le sue pretese, col suo dolore, con le sue gioie o con l’amore, e Hardly lo sta sperimentando per la prima volta sulla sua pelle.
Oliver, dal canto suo, sta conseguendo una specializzazione in “statistica sui dati” presso l’Università di Yale, e si rende conto che odia le sorprese e ha sempre cercato di dare un senso alla sua vita, e alla tremenda malattia della madre Tessa, misurando tutto con statistiche e numeri. Dopo aver conosciuto Hardly e averla persa, comprende finalmente che non può affidarsi sempre alla razionalità e alle statistiche come se non fallissero mai, e che non potrà nulla per salvare la madre, ma che a lei basta che le stia accanto e le dia il suo amore e il suo sostegno. Perché la vita non è solo quantità ma soprattutto qualità, e l’Amore è l’essenziale, al di là di ogni statistica. Finalmente Oliver si rende conto che di fronte ai veri sentimenti e al vero dolore non tutto può essere misurato, e decide di smettere di chiudersi in se stesso ed essere diffidente per lasciarsi andare a ciò che prova e cercare di ritrovare Hardly, non solo fisicamente, ma anche nella loro connessione emotiva iniziale.
Le statistiche comunque spesso proposte durante il film, sia tramite Oliver che attraverso la voce narrante, sono simpatiche, originali, insolite, spesso interessanti e divertenti, e contribuiscono a rendere il film speciale, non melenso e più avvincente.
Riuscirà il destino a “trasformare questi compagni di viaggio in compagni di vita?” oppure avranno la meglio le statistiche che danno la loro storia ormai quasi per spacciata?… Lascio la domanda aperta.
Personalmente non posso e non voglio dire di più, ma giro un altro quesito a voi: avete visto questo film sorprendente o letto il libro? Cosa ne pensate?
Un abbraccio e a presto, Greta