The Six Triple Eight

Sarò sincera: in queste ultime settimane faccio fatica a trovare titoli di film o serie TV che riescano a coinvolgermi, perciò mi capita di vagabondare sui cataloghi di Netflix alla ricerca di qualcosa che accenda la mia curiosità. Quando ho letto la trama di The Six Triple Eight mi ci sono buttata “a pesce” perché unisce due delle cose che amo di più nei film: storie vere e storie di donne.

Diretto nel 2024 da Tyler Perry (regista, tra gli altri, di L’amore bugiardo – Gone girl), è uno di quei film che punta a riportare alla luce una vicenda poco nota: quella del 6888° Battaglione Postale Centrale, l’unico composto interamente da donne afroamericane durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il film ci trasporta in un’Europa devastata dalla guerra, dove queste donne vennero inviate con un compito ben preciso: smaltire diciassette milioni di lettere rimaste abbandonate in dei depositi. Quei messaggi, veri ponti emotivi tra il fronte e le famiglie dei soldati, rischiavano di andare perduti, compromettendo il morale delle truppe. 

La trama si concentra soprattutto su due figure centrali: il Maggiore Charity Adams (interpretata da Kerry Washington), determinata a far rispettare se stessa e le donne che comandava agli occhi dei molti militari che le denigravano con atteggiamenti razzisti e sessisti; e Lena Derriecott King (Ebony Obsidian), una giovane che sceglie di arruolarsi dopo aver perso l’amore della sua vita, caduto in guerra.

Il film porta con sé un messaggio potente di coraggio e resilienza, raccontando le vessazioni subite da queste donne che volevano essere d’aiuto per il loro Paese, ma alle quali veniva preclusa ogni possibilità di partecipare, venendo relegate in una missione ritenuta irrilevante e impossibile da portare a termine. Ma con dedizione e sacrificio, non solo riuscirono nell’impresa di recapitare le lettere ai legittimi proprietari, ma lo fecero in metà del tempo che era stato loro concesso, tanto che, successivamente, vennero impiegate anche su altri fronti per lo stesso scopo.

La pecca di questa narrazione, a mio avviso, è che rimane un po’ superficiale: i soprusi vissuti da queste donne vengono solo accennati, e anche le atrocità della guerra sono appena percettibili. Manca un po’ di profondità e di verità, per quanto scomode da ripercorrere. È come se il regista avesse voluto “indorare la pillola” per non impressionare lo spettatore. Certo, la parte emotiva è ben presente e rende il film coinvolgente, tanto da far commuovere, ma questa storia meritava più tridimensionalità.

In ogni caso, vale la pena di vedere questo film, perché la storia raccontata merita la luce che le è stata negata per oltre settant’anni; infatti, solo nel 2022 a queste donne è stato riconosciuto il merito per il lavoro svolto, con l’assegnazione della medaglia d’oro del Congresso.

Voi conoscevate questo film e la sua storia? Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate se l’avete visto.

Un caro saluto. A presto, Clara

Curiosità:

  • Nel film troviamo anche Susan Sarandon nella parte di Eleanor Roosevelt.
  • La First Lady si è battuta per promuovere il ruolo delle donne, anche nell’ambito militare; infatti, sostenne la creazione del Woman’s Army Corps (WAC), permettendo alle donne di servire in posizioni cruciali nell’esercito.

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