In Time

Finalmente un film diverso dal solito! Sì, d’accordo, ormai lo sanno anche i sassi che non mi piace la fantascienza; non mi dice nulla. Ma In Time (2011) mi ha ispirato da subito, fin da quando mia sorella e la mia sorella tarocca mi hanno raccontato la trama. Il regista è Andrew Niccol, che ha diretto alcuni famosi film di fantascienza tra cui Gattaca S1m0ne. Di quest’ultimo abbiamo parlato approfonditamente qualche giorno fa sul nostro blog. Vi lascio il link qui di seguito così, se vi siete persi l’articolo, potete recuperarlo:

S1m0ne

La pellicola è straziante e, per alcuni versi, sicuramente geniale. Il tempo che è denaro nel senso più stretto del termine. Il tempo che diventa l’unica merce di scambio, uno scambio pesante, forte, perché significa sopravvivere. I poveri muoiono, i ricchi vivono. Ma non è sempre così, per fortuna, e il protagonista, che niente può per salvare la madre, riceve però in dono molti anni. Sì, perché se è vero che tutti, in questa realtà surreale, si fermano a venticinque anni, è anche vero che l’eternità può essere troppo pesante, perfino dentro a un corpo sempre giovane e sano, perfino in un mondo assetato di tempo, dove tutti si ritrovano a lottare contro tutti per arrivare all’anno successivo, o perfino, qualche volta, anche solo per vivere un giorno, un’ora in più.

Il protagonista del film è il bravissimo e poliedrico Justin Timberlake che, in una sarabanda di inseguimenti, giochi d’azzardo e passioni, finirà perfino per innamorarsi. (Per inciso, lei è la bella Amanda Seyfried, nota al grande pubblico per film romantici quali Letters to Juliet Mamma mia!). In una continua lotta contro il tempo, perché arrivare “in tempo” significa vivere, il film si fa via via più incalzante, mozzafiato, avvincente. Mentre il film procede ci si rende conto, insieme alla protagonista, che di colpo tutto può cambiare, e ti possono prendere il tempo in un secondo, la tua lunghissima vita si può azzerare all’improvviso, proprio come nella vita reale di cui la pellicola è specchio distopico e amplificato, ma pur sempre costruita a immagine e somiglianza. Perché si può anche regalare il tempo e regalare speranza. Come lo si può rubare. Le persone sono di molti tipi. E forse, alla fine, è solo una questione di voler davvero arrivare fino in fondo alla vita, e arrivarci con un senso. Che sennò anche il tempo regalato finisce per scomparire in un attimo o durare, perfino, troppo. Esattamente come nella vita reale, dove non è la durata della vita a dare un senso alla nostra esistenza, ma è il senso che sappiamo dare alla vita a rendere preziosi gli anni, e perfino anche solo una manciata di minuti.

Inutile che vi dica che non proseguirò. Non vi dirò come va a finire. E, forse, dopo tutto, per il famoso “senso” del film importa anche poco. Ma vi consiglio davvero di guardarlo, questo film. Di arrivare fino alla fine e magari di farmi sapere se siete d’accordo con me.

Intanto, un abbraccio forte, Greta

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