Freedom writers

Finalmente un film bello, emozionante, che ti muove il cuore. Finalmente un film non già visto e rivisto. Anche perché, in modo direi colpevole, non è stato trasmesso dai nostri cinema. È stato mandato nelle sale in America nel 2007 e poi direttamente in videocassetta qui in Italia. Come se le lotte razziali non ci interessassero, come se un film duro e crudo sulla scuola qui da noi non dovesse essere necessario, come se Hilary Swank e Patrick Dempsey non fossero due pezzi da Novanta che già la loro presenza rende un film, solitamente, degno di nota.

Sono rimasta basita quando ho scoperto che, senza neppure calcolarlo nella programmazione, stasera sarebbe andato in onda finalmente Freedom Writers. Un film eccezionale nel suo genere, come piace dire a me. Ma questa volta mi correggo e dico eccezionale. Punto.

Siamo nel 1992. Due anni dopo le lotte razziali che hanno insanguinato le strade di Los Angeles, e questa è una storia vera. Come ce ne sono tante. Lei, la Swank, è un’insegnante d’inglese bella, di buona famiglia, timida ma determinata. Alla prima esperienza. Alla prima occasione. E sceglie il “peggio”. Una scuola che ha un programma attivo di integrazione razziale e di studenti che, per lo più, fanno fuori e dentro dai riformatori. Cambogiani, neri, cinesi, portoricani, bianchi. Tutti contro tutti. Conoscono solo il linguaggio delle gang e delle botte. Del morire da eroi in una pozza di sangue su un marciapiede. 

Ma poi arriva lei. Un’insegnante col cuore grande che sa vedere oltre. Che fa un secondo lavoro per comprare loro quaderni per scrivere le loro orribili e terribili storie, il loro dolore, la loro paura. Che compra loro dei libri perché la biblioteca non vuole darli in prestito a chi potrebbe rovinarli, perderli, non saperli neanche leggere. Che li porta al ristorante, in gita. Le viene chiesto solo di fare da baby-sitter, da guardiano. Lei riesce ad aprire una breccia nella loro diffidenza, a spiegare cos’è l’Olocausto, a loro che non ne hanno neanche mai sentito parlare, cos’è stato, cos’ha significato.

A spiegare che odio genera solo odio, l’amore può salvare vite. Anche solo una vita. E anche solo una vita può valere la pena.

Un film bello, con un buon ritmo, incalzante, duro, crudo. Che merita. E che deve essere visto. Da molte altre persone, molte di più.

È solo la mia opinione, ma questa volta la dico con forza!

Vi abbraccio commossa, Greta

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