Se prima eravamo in due è uno dei libri autobiografici di Fausto Brizzi che a me, come scrittore così come regista, piace davvero tanto!
Certo, non ci troviamo di fronte a un romanzo denso e originale come Cento giorni di felicità, il suo “capolavoro” del 2013, la storia straziante, quanto incredibilmente sobria, di un malato terminale, del modo in cui riesce a trascorrere al meglio il tempo che gli resta da vivere, e di come decide di andarsene prima del tracollo finale. Questa, per me, è l’opera migliore di Brizzi E il film commedia con Claudio Bisio e Sergio Rubini, Se mi vuoi bene del 2019, che a Cento giorni di felicità è ispirato, non arriva neppure lontanamente a rappresentare lo spessore e la speciale magia del libro! Anche perché gli è stato inibito l’argomento eutanasia in Svizzera, e quindi alla fine Brizzi ha dovuto scrivere un altro film, in pratica. Ma comunque, tutto sommato, ogni volta che questo autore crea – che sia romanzo o sceneggiatura – mi convince!
Se prima eravamo in due, del 2017, è leggero e irriverente, e forse neanche troppo originale dal punto di vista della trama prescelta, ma risulta essere un racconto di vita autentico, divertente e coinvolgente. In questo sequel dell’altro suo romanzo autobiografico: Ho sposato una vegana, Fausto Brizzi racconta di quando la moglie Claudia resta incinta, spingendosi nella narrazione dettagliata fino al primo compleanno della figlia.
La moglie è vegana, precisa, organizzata, super energetica; e un tantino ansiosa. Non riesce a fare a meno di programmare tutto. Basti pensare che solo di ginecologi ne sceglie ben quattro, per essere seguita durante la gravidanza, più ostetriche, doule, pranoterapeuti e chi più ne ha più ne metta! Fausto si trova del tutto spiazzato da questo esercito di sanitari o pseudo tali con cui deve relazionarsi. Esatto, deve, perché nonostante le visite, le ecografie e gli esami vari siano continui, la moglie vuole che la segua ovunque e comunque. E non ammette repliche. Finanche quando si tratta di prendere la decisione finale, che terrorizza il marito, di partorire in casa e in modo del tutto naturale. Che poi Claudia si ritrovi a dover fare un cesareo in ospedale, dopo aver chiesto “a una suora di passaggio di drogarla”, è solo un dettaglio. Claudia è una vera e propria mamma-macchina da guerra che coccola, non dorme, allatta al seno, è di ottimo umore e sa sempre qual è la cosa migliore per la sua bimba. E il padre inizialmente si sente inutile ed escluso. Ma presto capisce che la sua Penelope Nina – anche il doppio nome è frutto di un’estenuante contrattazione di coppia – è la creatura che ama di più al mondo, e che farà di tutto per lei, anche lunghi ed estenuanti digiuni per essere più in forma (vedi la dieta dell’uva, ad esempio!), o mettersi da parte e aspettare il suo turno. Che arriverà sempre dopo quello della mamma, probabilmente. Ma ne varrà comunque e sempre la pena!
E voi? Conoscete i libri di Fausto Brizzi? Quale vi è piaciuto di più?
Un abbraccio dalla sempre vostra, Greta