Una piccola libreria a Parigi

Era tanto, troppo tempo che non mi perdevo in un libro. Mi mancava il piacere di venire trasportata e scombussolata come tra le onde del mare, e poi ho iniziato a leggere Una piccola libreria a Parigi, di Nina George, ed è stato come un incantesimo!

Questo romanzo mi ha dato tanto: una sensazione di sazietà e al tempo stesso desiderio smodato di averne di più. Ho avuto paura di finirlo troppo in fretta, ma non riuscivo a staccarmene.

Ho trovato e provato molte emozioni tra queste pagine (anche se l’ho letto in formato E-book per praticità): inizialmente prevale la tristezza, la nostalgia, il rimpianto, ma il tutto è accompagnato da un sottofondo di dolcezza, romanticismo d’altri tempi e soprattutto amore, in tutte le forme possibili.

Ma veniamo al succo della questione: la trama. Monsieur Perdu, che poi scopriremo chiamarsi Jean, è un cinquantenne libraio che vive a Parigi. Veste in modo anonimo, non ha amici, né passioni a parte i libri. Vive in modo dimesso in una palazzina in cui abitano personaggi particolari, come la portinaia pettegola, la timida ma bravissima pianista cieca, l’eccentrica vedova che indossa delle ciabatte a dir poco fantasiose, un giovane scrittore diventato famosissimo grazie a un solo libro, braccato da fan e paparazzi, e poi un giorno arriva Christine, una donna di mezza età che è stata scaricata in malo modo dal marito che di punto in bianco l’ha chiusa fuori casa, privandola di ogni bene e dedicandosi alla nuova fiamma.

Tutti i condomini fanno una raccolta di oggetti da donare alla povera donna, e Monsieur Perdu le porta un tavolo da pranzo e una sedia, senza ricordare che nel cassetto del tavolo c’era una lettera lasciata lì vent’anni prima, scritta dalla donna che amava e che l’ha lasciato per tornare dal marito. La lettera che lui non ha mai avuto il coraggio di aprire.

Da qui si scopre una verità terribile che stravolge le prospettive dell’uomo, mandandolo nel baratro più tetro, ma facendo poi scattare il lui il desiderio di partire per andare là dove la sua Manon viveva: in Provenza. Così Jean molla gli ormeggi della sua libreria galleggiante, la farmacia letteraria, come l’ha ribattezzata, e parte senza un soldo o un cambio d’abiti. A lui si aggiungerà all’ultimo Max Jordan, il giovane scrittore che si sente bloccato, prosciugato dal troppo successo. I due uomini, assieme ai gatti Lindgren e Kafka, partono per un’avventura che li unirà molto, ma soprattutto partono alla riscoperta della bellezza della vita.

La narrazione dei paesaggi, mano a mano che i protagonisti si spostano lungo la Senna, è meravigliosa. Sembra proprio di essere lì con loro, di annusare i profumi della lavanda, di ammirare i campi di girasoli o i tramonti sul fiume e poi sul mare.

Sì, questo libro, come dicevo all’inizio, mi ha dato tanto, mi sento piena di belle immagini, sensazioni ed emozioni che non si possono vivere guardando un film. Sicuramente sono più ricca dentro, di paesaggi mai visti, di parole belle, di personaggi pennellati ad arte. È stato un gran bel ritorno alla lettura, e sicuramente vorrò leggere qualche altro romanzo della George.

Se devo proprio trovare un neo, credo che il titolo non rispecchi affatto il racconto. Di Parigi la scrittrice ne parla poco e niente; capisco che la città dell’amore per antonomasia sia una calamita per chi compra (in effetti anch’io sono stata attirata dal titolo), però secondo me l’autrice poteva osare di più. Comunque sono dettagli di poco conto, l’imporrante è il contenuto!

E voi avete letto o sentito parlare di Una piccola libreria a Parigi? Se sì, cosa ne pensate? Vi aspetto qui sotto nei commenti!

Un abbraccio dalla vostra Clara

4 pensieri riguardo “Una piccola libreria a Parigi

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