Iniziamo dalla Prof!

D’accordo, lo ammetto: la fortuna non esiste, o quantomeno è merce rara. Però io una fortuna ce l’ho. Ho un motivo per andare avanti. Anche nei momenti no. Anche in quelli che non si capisce che senso abbia alzarsi la mattina. Io ho una passione. Grande, forte, viscerale prima che intellettuale. Olfattiva, perfino. Sì, avete capito bene, olfattiva. Perché i libri mi soddisfano in tutto e per tutto. Soprattutto quelli cartacei: li prendo in mano, li soppeso, li annuso. Se sono usati, meglio. Avete presente quelli spiegazzati e un po’ ingialliti delle bancarelle o dei pochi – ormai rari – negozietti di antiquariato? Quei libri “vissuti”, passati per mille mani, che puzzano di carta e anche un po’ di muffa e vecchio e vite passate e gente che forse non c’è più?


Ecco, quelli, in particolare, mi procurano un piacere quasi carnale. Li prendo in mano e penso alle mani che l’hanno toccati prima di me, aperti, soppesati, divorati, e mi sento fortunata.

Oggi alla fortuna generale – quella di avere una passione che mi tiene a galla in qualunque circostanza – se n’è aggiunta una del tutto casuale e perciò ancora più gradita. Perché le cose inaspettate sono spesso le migliori. No? Fateci caso…Facciamo prima un passo indietro per capire.Nella mia passione ci sono tutta una serie di sotto-passioni, chiamiamole così, sotto-categorie di amori minori ma non per questo meno appaganti. Uno di questi, lo confesso, per me, è Veronica Pivetti, in tutte le sue manifestazioni: artistiche, attoriali, letterarie, comiche, e via dicendo.Non mi soffermo qui a spiegare com’è avvenuto il nostro definitivo colpo di fulmine che ha sancito un legame indissolubile – è un argomento troppo ghiotto e anche un po’ da Libro Cuore, me lo riservo per tempi migliori e vena poetica più malinconica e strappalacrime -. Dicevo che, comunque, a me lei piace tanto, come piacciono le cose a me. Cioè Tanto per davvero. Cuore pancia cervello, ci metto tutto.Va da sé che, per una vera appassionata di gialli e thriller come me – anche questo è un sotto-capitolo e sotto-amore che apriremo poi – la serie della Prof con la Pivetti protagonista sia un po’ come mangiarsi un’enorme coppa al cioccolato con panna montata per un goloso cronico o comprarsi un intero negozio di scarpe per una shopping addicted.

Nella serie Provaci ancora prof c’è, nell’ordine:1. elemento giallo, (passione, come dicevo, per me enorme, da sempre)2. storia familiare divertente e non scontata3. amore per i cani (ce l’ho anche questo)4. storia-non storia d’amore tira e molla, mai noiosa né zuccherosa, con Conticini “bella mascella e begli occhi”, alias commissario Gaetano, che non guasta (come non guastano le immagini di lui a torso nudo, sempre più frequenti via via che la serie avanza, lasciatemelo dire…)5. buona sceneggiatura con dialoghi mai banali6. impianto letterario che rimanda ai romanzi da cui la serie è tratta, (e per una volta non è così male rispetto ai libri, cosa, devo dire, abbastanza rara)7. personaggio femminile femminista e forte ma incasinato, non scontato, buffo e ironico quanto basta per immedesimarsi e amarla senza entrare in competizione8. e poi c’è lei, Veronica…Cosa vuoi di più? Mi direte a questo punto.I romanzi della Oggero, rispondo io, pronta.Margherita Oggero che, devo ammettere non senza una punta di dispiacere e di vergogna, ho conosciuta dopo.Dopo aver visto la serie televisiva con costanza insolita.Dopo aver conosciuto anche l’altra, Veronica Pivetti, non solo la Veronica attrice ma anche la Veronica autrice di due romanzi che, per qualche motivo che vi dirò, mi hanno un po’ cambiato la vita. Non perché lei sia Kafka, che questo sono abbastanza lucida da riconoscerlo, ma perché i suoi libri hanno fatto evidentemente vibrare delle corde particolari, dentro di me, che risuonano alla perfezione col suo pensare e il suo sentire. Quando è triste e quando non lo è. E soprattutto quando fa ridere.Fatto sta che la Oggero l’ho scoperta grazie a mia suocera. Non so come ma mi era sfuggita la connessione evidente: serie carina tratta da libri – i libri saranno sicuramente superiori alla serie carina.E la realtà dei fatti è proprio questa: i libri sono una bomba. Ma andiamo per gradi che mi perdo sempre, sennò, ma giuro che poi, via via, mi perderò sempre meno, è che adesso ho sta smania di dirvi un po’ tutto subito che mi frega.Perché mia suocera non c’è più, ad esempio. E questo punto è essenziale per capire quanto prezioso sia stato il suo lascito in libri che mi sono ritrovata tra le mani con stupore e ammirazione.Libri di tutti i generi, proprio come piace a me, che a stare su un genere solo io mi annoio, e li scorro sempre un po’ tutti, in lungo e in largo.Ho cominciato così, grazie a lei, detta mamma R., con L’ Amica americana della Oggero. Un romanzo a caso nella lunga sequenza di quelli da cui è tratta la serie sulla professoressa Camilla Baudino, prof di lettere di professione e investigatrice per passione, noia e aspirazione di carattere. Ed è stato subito amore. Per cui sono andata in biblioteca, un giorno che non stavo neanche bene ma ero spinta da una voglia vorace di leggere anche gli altri romanzi della profia e, più o meno come una tossica in crisi d’astinenza, con la stessa smania mal trattenuta e un po’ vergognosa, ho chiesto “tutti i romanzi della Oggero che avete”.Probabilmente mi hanno scambiata per una colta e raffinata ricercatrice del “caso Oggero”, (i suoi romanzi sono pur sempre tutti best sellers), mi illudo.E qui sta la magia di quelle piccole, grandi, immense fortune che ti colorano la vita all’improvviso, specie quando meno te le aspetti, magari nelle giornate nere proprio.Perché La collega tatuata, il primo romanzo dei romanzi che mi hanno procurato in biblioteca, (tramite ricerca in altre biblioteche del circondario), si è rivelato essere il primo della serie. Sì, avete capito bene. Non il primo di una serie o uno dei primi, ma il primo dei primi in assoluto. Quello in cui si fa la conoscenza della prof Camilla Baudino – laureata in lettere e letteratura-dipendente proprio come me, (se le affinità non fossero già abbastanza), quello in cui, circa a metà, avviene la conoscenza con “Gaetano mascella d’oro che è belloccio anzi no perché è riduttivo definirlo così”, quella in cui tutto ha inizio, per capirci.Poi, mentre leggo, una frase m’illumina d’immenso: “tu sei un prodotto di nicchia”, dice Renzo alla moglie, Camilla, paragonandola a più convenzionali donne con seni di marmo e lunghi stacchi di cosce. Mi ricorda troppo qualcosa. Da lì la mia memoria si mette in funzione e apre i cassetti. Mi torna in mente una canzone francese con insistenza poi, poco alla volta, tutto quanto. Ecco dove avevo già “visto” questa storia, ecco perché mi portava insolitamente lontana da Veronica Pivetti e vicina ad un’altra attrice comica, nonostante poi tutti gli altri libri della serie li abbia interpretati solo lei, Veronica! Perché è proprio così: non la Pivetti, ha interpretato sullo schermo questo primo libro, ma la Littizzetto.Era un film cinematografico, per la precisione, e Neri Marcorè un improbabile commissario Gaetano. (Per inciso, io adoro Neri Marcorè – specie in Un cuore altrove di Pupi Avati, stra-consigliato! Come commissario Gaetano però no, non mi è piaciuto. Come, d’altro canto, anche la Litti – che stimo anche come scrittrice comica – non mi ha convinta come prof. Baudino. Né particolarmente come prof in Fuori classe – altra serie di successo della Rai – se è per questo. Fine dell’inciso.)Il film, del 2004, si chiamava Se devo essere sincera e il nome della prof era addirittura un altro (Adelaide ad onor di cronaca), ma la storia molto vicina al libro La collega tatuata, in realtà.E la colonna sonora per forza che mi tornava in mente: il film tutto è caratterizzato da canzoni di Françoise Madeleine Hardy che si sentono in sottofondo e diventano protagoniste della pellicola, quasi scalzando la storia, per ordine d’importanza. Strepitose risorse della memoria a lungo termine!… Mi dico, e ancora: come sono stata fortunata! E lo devo subito comunicare a qualcuno, a voi ad esempio, che a volte anche una piccola gioia ti scoppia dentro e senti il bisogno di condividerla. Fino in fondo. Perché il piacere condiviso può essere ancora più ghiotto. Sennò resta piacere a metà.Greta

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