La tregua

Domani sarà il 27 Gennaio, il Giorno della Memoria, per questo vogliamo riproporvi l’articolo sul film La tregua, a partire dai due libri autobiografici di Primo Levi.

Introduzione:

Il romanzo La tregua si propone come continuazione di Se questo è un uomo, romanzo autobiografico in cui Primo Levi racconta la sua atroce esperienza di prigioniero nel campo di concentramento di Auschwitz.

La tregua inizia proprio il 27 gennaio 1945, quando gli Ebrei di Aushwitz vengono liberati dai Russi. La guerra però continua su tutti i fronti. I tedeschi cercano di cancellare le prova dei loro crimini uccidendo migliaia di uomini e bruciando i registri e ogni traccia delle loro malefatte.

Di fronte alla libertà ci sentivamo increduli, smarriti, svuotati e terrorizzati” dirà Primo Levi ne La tregua, libro del 1963, poi diventato, nel 1997, l’ultimo film diretto da Francesco Rosi che ha partecipato anche alla sceneggiatura. 

La storia è quella di tre deportati italiani, – tra i quali appunto Primo Levi, – sopravvissuti al campo di concentramento di Auschwitz. Liberati dai Russi nella neve e nel ghiaccio di fine gennaio, vengono portati nelle baracche, visitati, fotografati, fatti rivestire. I pigiami a righe coi numeri di serie finalmente dati alle fiamme. 

Il film è a colori, ma sul bianco nevoso spiccano quasi solo il nero, il marrone, il blu, quasi il colore sia al servizio dello stato d’animo degli ex prigionieri. Di più, quasi anche il colore si sia ritirato di fronte a tanto orrore. Al punto tale che i flash back dei ricordi di Auschwitz si sceglie di rappresentarli tutti in bianco e nero.


Il cast:

Il regista si avvale di uno stuolo di attori d’eccezione, a partire da John Turturro, un perfetto, melanconico ma a suo modo intenso Primo Levi, Massimo Ghini (Cesare), Stefano Dionisi (Daniele), e ancora Roberto CitranClaudio BisioAndy LuottoLorenza Indovina.

Il film è dedicato “A Pasqualino e Ruggero”, ovvero a Pasqualino De Santis, storico direttore della fotografia morto durante le riprese in Ucraina, e Ruggero Mastroianni, storico montatore del cinema italiano, morto poco prima di ultimare il suo lavoro e sostituito da Marco Pontecorvo Bruno Sanandrea. Pontecorvo e De Santis vinceranno anche il Globo d’oro per la miglior fotografia.

Il film manca talvolta di rabbia e di ritmo: resta consapevolmente “entro i margini”, senza eccedere, per raccontare in punta di piedi, con grande senso etico del dovere, la tragedia. Il regista Francesco Rosi sceglie di non indugiare troppo sulle scene cruente offrendo così il film ad un pubblico più vasto. 

La trama:

Primo Levi, partigiano ebreo, è un trentenne chimico che, anche grazie alla sua professione, molto utile ai Tedeschi, è sopravvissuto al campo di concentramento.

Levi racconta in prima persona il percorso attraverso l’Europa centrale, passando per Polonia, Romania, Ungheria, Austria e Germania, per arrivare infine solo il 19 ottobre nella sua Torino. Il viaggio, in buona parte percorso a piedi o con mezzi di fortuna, si rivela accidentato e denso di avventure, e dura quasi un anno.

Nelle descrizione della lunga marcia di Francesi, Polacchi e Italiani per raggiungere la patria, Rosi riesce a coniugare la poesia del libro con le esigenze dello spettacolo: gli uomini dispersi nella neve vengono rappresentati confusi e infreddoliti, come animali spaventati senza direzione né dimora. Poco alla volta qualcuno si rimette in piedi lentamente, magari riprendendo in mano una penna o uno strumento, a fatica.

Emblematica la scena in cui un musicista si dispera perché, a causa del freddo, “le mani gli stanno diventando di pietra”. “Prima, ad Auschwitz, non ci pensavo perché pensavo di morire, ma ora voglio vivere!” Dirà il musicista. Questa è la grande differenza tra i due libri di Levi: il primo – Se questo è un uomo – racconta la lotta per la sopravvivenza che non lascia spazio a nessun altro pensiero o speranza se non quelli di continuare a respirare, trovare da mangiare, riuscire ad arrivare a sera incolumi. Il secondo, La tregua, appunto, rivela che una volta liberi gli uomini desiderano riappropriarsi non solo della vita ma anche della patria, delle radici e soprattutto della loro professione, della loro autonomia e dignità. 

Per questo mal digeriranno le soste nei campi di passaggio. Troppi ricordi da mandare giù, troppa paura di finire di nuovo in trappola! Eppure, Primo riesce perfino a ritrovare la voglia di innamorarsi di un’infermiera, durante il percorso, e molte nuove amicizie nascono tra questi uomini esausti ma spesso non tanto da aver perso il senso della solidarietà umana. 

Durante un viaggio in treno il veneto Daniele (Stefano Dionisi) racconterà di essere l’unico sopravvissuto di trenta parenti. “Perché Dio ha voluto ciò?” chiede smarrito.” 

“Non può esistere Dio se esiste Auschwitz!” gli risponderà Primo, aprendo una finestra sul futuro nichilismo che lo assalirà e lo porterà alla depressione e purtroppo alla tragica scelta di togliersi la vita. Anche il ritorno nella sua Torino, dove lo attendono la madre e la sorella, è un ritorno in una città spettralmente vuota che lascia l’amaro in bocca. Si percepisce la profonda solitudine e lo smarrimento che gli sono rimasti appiccicati addosso per sempre. Levi si siede ad una scrivania e inizia a scrivere migliaia di pagine per esorcizzare, almeno in parte, coi suoi libri, ricordi troppo pesanti per essere tenuti dentro e non condivisi. Nascerà così uno dei più grandi letterati del Novecento. I suoi libri traboccano di poesia e di arte oltre che di informazioni preziose. Grazie a Levi abbiamo testimonianze fondamentali sulle atrocità dell’Olocausto, rese dettagliatamente con lo sguardo lucido dell’uomo di scienza. “Per non dimenticare”, dirà sempre Levi. 

“Per non dimenticare mai!”…

Curiosità:

Il film ha vinto numerosi premi del David di Donatellomiglior film, migliore regia, miglior produttore, miglior montatore. Il romanzo ha vinto il Premio Campiello.

So che è difficile dire qualunque cosa sull’argomento, e su questo film in particolare ancora di più, ma se ve la sentite di provarci, attendiamo i vostri preziosi commenti.
Un abbraccio, Greta

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