Dimmi che credi al destino

Ed eccomi di ritorno col mio amato Luca Bianchini. In Dimmi che credi al destino la protagonista questa volta è un’eclettica donna di mezza età, Ornella, e tutto l’universo principale del romanzo è declinato prevalentemente al femminile.

Al centro del racconto troviamo quindi Ornella, di origine veronese, che da alcuni anni gestisce una libreria a Londra nel cuore di Hampstead, e “la Patti”, la sua migliore amica da sempre, milanese modaiola ma squattrinata, in attesa di ereditare da un’anziana zia. Per Ornella, Patti è come una sorella, di più, una sorta di alter ego che ha condiviso con lei un passato fatto di cadute e rinascite. E poi c’è Clara, la commessa della libreria, anche lei italiana trapiantata a Londra, ma un po’ snob e brontolona. Vedova di un inglese DOP, vive con un gatto immaginario.

L’uomo più incisivo della storia è senz’altro Diego, che ha una spiccata sensibilità femminile. È un ragazzo napoletano, giovane e bello, fuggito all’estero per allontanarsi da Carmine, il suo “amore tossico”. Ragioniere, in Inghilterra si reinventa come barbiere a mezzo servizio, e viene assunto per la sua travolgente simpatia da Ornella, alla ricerca di soluzioni per salvare la sua amata libreria che rischia di essere venduta dal proprietario a un barista turco che vorrebbe trasformarla in una rivendita di kebab. È così che ognuno si dà da fare a suo modo per risollevare le sorti dell’amato book shop: Diego organizza serate a tema, come “l’evento del tarallo“, Patti, immediatamente chiamata a rapporto, sfoderando fantasia e capacità di supporto, Clara mette a disposizione la sua acquisita precisione britannica, e Ornella conquista i clienti con la sua grande empatia con cui sa entrare in contatto col cuore di quegli Italiani lontani da casa che in lei, e nei suoi libri, ritrovano un po’ del calore e dei profumi del Bel Paese.

Ma Ornella ha anche altri grandi amici pronti a sostenerla: l’anziano Mr George, con cui si incontra quasi tutti i giorni, e molto spesso la mattina al parco, a cui apre il suo cuore come non sa fare con nessun altro, e Bernard, vicino di casa che da anni la osserva da lontano, e che con pazienza e perseveranza si trasformerà per la protagonista in qualcosa di più…

Quando poi Ornella è costretta a tornare a Verona per salutare il marito tossicodipendente in punto di morte, marito che non frequentava da vent’anni ma a cui una parte di lei era ancora molto legata, scopre quanto il suo mondo di amore ed amicizie sia solido e solidale con lei, e impara ad affidarsi agli altri: questo sarà per lei un grandissimo traguardo, in ultima istanza anche lavorativo. Tornando a Verona, riuscirà a rivedere anche la sua famiglia d’origine dopo tanti anni, scoprendo così che è stata perdonata per i suoi “peccati di gioventù” e il suo oscuro, difficile passato, e che era attesa dai genitori a braccia spalancate.

Ma la sua libreria e i suoi amici hanno bisogno di lei, e anche lei di loro, anche se non se ne rende ben conto finché non mette di nuovo piede nella capitale inglese. “Rivedere Londra per Ornella fu come entrare in una vasca di acqua calda piena di bolle e di schiuma…” 

E da qui mi taccio per non svelare il finale.

Voglio solo aggiungere che il racconto di Bianchini è come sempre scorrevole e avvincente, inconfondibile, e la sua cifra stilistica, più ancora della trama comunque sempre ben congegnata e legata a personaggi originali e minuziosamente delineati, ti fa desiderare di averne sempre “un altro po’” di questo romanzo che vorresti non finisse mai…

E voi? Conoscete i romanzi di Bianchini? Magari proprio questo? Cosa ne pensate?

Un abbraccio dalla vostra Greta

2 pensieri riguardo “Dimmi che credi al destino

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