La ragazza del treno

L’ho amato fin dalla prima pagina, questo libro, La ragazza del treno (2015), perché è speciale, crudo ma avvolgente. Ha il pregio di farsi leggere tutto d’un fiato, di tenere sulla corda il lettore con un sospiro, uno sguardo, un piccolo dettaglio di stoffa. Si procede a tentoni, all’inizio, nel labirinto dei pensieri spesso offuscati di Rachel Watson, la protagonista, però non dà fastidio: tutto è confuso ma allo stesso tempo ordinato, arriva al momento giusto, aspettando che il lettore sia pronto, in sincronica empatia col sentire della donna. Si diventa un tutt’uno con lei, abbandonando ogni giudizio per guardare dentro il suo cuore rotto a pezzi. Si viaggia con lei mentre la campagna dell’hinterland londinese scorre sotto i suoi occhi annebbiati ma a loro modo vigili, alla ricerca di ogni dettaglio curioso che la riporti alla vita, verso quella vita che le sfugge dalle maglie del corpo, da ogni fibra, dopo ogni sorso in più di alcool, per poi tornare su in un rigurgito acido di coraggioso istinto di sopravvivenza. Meravigliosamente scritto dall’autrice Paula Hawkins, il thriller psicologico è narrato dal punto di vista di tre donne molto diverse tra loro: Rachel, la protagonista, Megan (la vittima?) e Anna (“l’altra”).

Il “diario di viaggio” di Rachel è così avvincente che, già dopo le prime righe, ti ritrovi a controllarne la lunghezza, lo soppesi, temi possa durare troppo poco. Scopro per caso che la pensa così anche il grande Stephen King, leggendo la quarta di copertina. Di solito sorvolo, ma questa volta mi colpisce, indugio sul nome celebre, leggo, voglio sapere il suo parere, visto che è uno dei miei scrittori preferiti. “Un capolavoro di suspense. Mi ha tenuto sveglio tutta la notte” dice il grande maestro dell’horror, e devo ammettere che è esattamente quello che ho provato e pensato anch’io, leggendo La ragazza del treno.

E poi c’è Megan Hipwell, inizialmente specchio di Rachel e per Rachel, che diventa comprimaria giusto lo spazio di poche pagine, finché non sparisce e la protagonista si ritrova con un caso da risolvere: proprio lei, così poco lucida, annebbiata dall’alcool, diventa testimone, deve fidarsi di quello che ha notato, che ha spiato tutti i giorni passando con quel treno, approfittando di quando rallentava o si fermava al semaforo, non sapendo neppure se può credere a quello che ha visto, alla sua stessa memoria a brandelli che gioca scherzi, dimentica interi lunghi pezzi, o inventa ricordi alternativi, a volte finti.

Rintracciare Megan diventa per Rachel una missione, scorda perfino di bere, a volte, o resta sobria volutamente per mantenersi sveglia, pronta per provare a recuperare quei ricordi che le sfuggono e potrebbero essere importanti per aiutare la polizia e Scott, il marito di Megan.  Parla con Scott, si finge un’amica di Megan, non si arrende: osservandoli dal treno ha visto insieme lui e la moglie, mattina dopo mattina, complici durante la colazione, salutarsi con un bacio appassionato prima di dividersi per andare al lavoro. Ha anche notato un altro uomo, un giorno, sembra che lei sia l’unica testimone di ciò. E ha avuto una tremenda crisi di rabbia al solo pensiero che Megan possa ingannare il marito, una rabbia accecante perché riporta a galla i ricordi della sua sofferenza, del tradimento che ha subito. Rachel non accetta che Scott possa essere il solo a essere indagato per la scomparsa e forse l’omicidio della moglie. Avverte un senso di pericolo nell’immischiarsi in faccende che non la riguardano, ma contemporaneamente sente un brivido di piacere: è quello della vita che riprende a scorrerle nelle vene con le sue motivazioni più forti di tutto, perfino anche dell’abbandono del marito Tom, che l’ha lasciata per ricostruirsi una vita con Anna con cui ha avuto anche una bambina, Evie. Anna è una donna bella, bionda ma soprattutto comune, che può avere figli, a differenza sua, e che non si lascia distruggere dall’alcool. Rachel la odia, odia vederla vivere in quella che è stata la sua casa. Ogni giorno, quando le passa davanti col treno, si sforza di girare la testa, ma non può fare a meno di guardare Anna trascorrere la sua quotidianità in quella villetta che ha scelto e ammobiliato lei stessa, di suo gusto;  si chiede ossessivamente come faccia, Anna, e come possa, anche Tom, il suo ex marito: come riescano a vivere nel solco lasciato da un’altra donna, dal suo devastante dolore.

Rach ha dovuto vendere la sua parte di casa a Tom: non aveva i soldi per vivere da sola, mantenere la villa. È ospite da un’amica, Cathy, che un po’ la sostiene, un po’ non ne può più di lei e dei suoi continui sbalzi d’umore, del disordine, del vomito. E soprattutto delle sue fughe: non si sa cosa faccia, Rachel, quando scompare, spesso neanche lei lo ricorda, salvo poi magari ritrovarsi nuda nel letto, ubriaca e triste, a leggere mail, quelle che ha mandato all’ex marito, o quelle che lui le invia durante la notte, pregandola di lasciarli in pace, di non perseguitarli, di non avvicinarsi più alla sua casa, di smettere di spaventare a morte la moglie e la piccola Evie.

Megan ha fatto da babysitter a Evie per un periodo: deve esserci un aggancio da qualche parte, un filo conduttore, forse, ma Rachel sente che le sfugge, che le sfuggono tante cose. Poi Meg ha dovuto smettere di lavorare perché stava troppo male, ha iniziato la psicoterapia, ha cercato di risalire dalla depressione, di superare il lutto del fratello morto troppo giovane. Sono tanti dati, da mettere tutti insieme, e forse non portano a nulla.

E intanto Rachel non ricorda quello che accade, quello che fa. Si sveglia la mattina piena di lividi, tagli, e non sa il perché. Ha solo dei brevi flash di un uomo coi capelli rossicci che potrebbe anche essere solo un parto della sua fantasia. O almeno così sembra pensarla la polizia che le dà poco credito perché è un’“ubriacona”. Ma lei sente che in fondo al tunnel della sua mente, e del sottopassaggio del treno che ogni giorno la porta a Londra, si nasconde una verità, forse troppo cruda per essere guardata, ma reale, com’è reale il sangue che vede e il suo corpo che cerca sempre più fortemente di sopravvivere, di tornare alla normalità senza più la stampella dell’alcool a confonderle le idee. Deve restare lucida per le indagini, e per Scott, con cui sente una strana ma fortissima empatia. Ma poi anche Scott le si rivolta contro: scopre che non è vero che lei era un’amica di Megan, la polizia lo avverte che lei è poco attendibile perché alcolizzata e che gli ha mentito fin dal principio. Diventa violento, la tratta male, il cerchio attorno a Rachel si stringe, mentre lei si lascia soffocare sempre di più dalla paura e inizia a vedere nemici ovunque…

Potrei proseguire per altre numerose pagine tenendovi in sospeso, perché la narrazione di questo libro si presta, ma mi fermo nel timore di dirvi troppo.

Aggiungerò solo che questo è uno dei thriller psicologici meglio congeniati e scritti che io abbia mai letto, e che non vedo l’ora di guardare il film per fare un raffronto. E lasciarmi ancora, piacevolmente, spaventare un po’…

E voi? Avete visto il film o letto questo thriller straordinario? Cosa ne pensate?

Un abbraccio, Greta

3 pensieri riguardo “La ragazza del treno

    1. Sì, il libro è pieno di colpi di scena, e il finale è inaspettato. Ho trovato questo thriller meraviglioso! Proverò a vedere anche il film per fare un confronto. Dicono sia molto bello anche l’adattamento cinematografico ma, avendo amato così tanto il libro, temo di restare delusa. Ad ogni modo, ti farò sapere. Un abbraccio e buonanotte, Greta

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