La vita è bella

Il Leone d’Oro alla carriera è il più prestigioso tra i Premi della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, non stupisce perciò che quest’anno, precisamente il primo settembre, sia stato assegnato a un Maestro del cinema come Roberto Benigni.

Il regista e attore toscano dopo la premiazione ha dichiarato: “È un sentimento d’amore quello che sento. Mi meritavo un gattino, un micino, ma un Leone d’Oro alla carriera, qui a Venezia, è il premio più bello che si possa desiderare” e poi, rivolto alla moglie Nicoletta Braschi: “Non posso dedicare il Leone alla carriera a Nicoletta: è suo. Io mi prendo la coda, le ali sono le tue, talento, mistero, fascino e femminilità. Emani luce, amore a prima vista, anzi eterna vista

Per celebrare questo importante conferimento, noi Sorelle Tarocche abbiamo pensato di ripubblicare su questo blog un articolo sul meraviglioso film La vita è bella, diretto ed interpretato da Benigni nel 1997.


La trama:

Nel 1939 Guido Orefice (Roberto Benigni appunto) si trasferisce dalla campagna toscana alla città di Arezzo, con l’amico Ferruccio, presso lo zio Eliseo, che gli procura un lavoro come cameriere nello stesso hotel dove lui fa il maître. Guido però ha un sogno: aprire una libreria, e per questo si reca negli uffici comunali, dove incontra molte difficoltà a causa di Rodolfo, un funzionario arrogante e pomposo che gli mette i bastoni tra le ruote, soprattutto dopo l’involontario incidente per cui l’uomo si ritrova la testa cosparsa dalle uova che Guido portava in tasca. Quelle stesse uova che gli aveva regalato la bella maestra Dora (Nicoletta Braschi), incontrata il primo giorno in città, di cui il protagonista si innamora pazzamente. Dopo una corte serrata alla donna, Guido scopre che proprio Rodolfo è il fidanzato di Dora ma, come accade nelle più belle favole, l’amore ha la meglio.

La storia quindi fa un balzo in avanti, al 1944: Guido ha aperto la sua libreria e, con Dora, ha avuto un bimbo: Giosuè. Il periodo storico è dei più bui, come sappiamo bene, le discriminazioni razziali sono sempre più evidenti e per Guido gli affari non vanno affatto bene, essendo lui ebreo. Ma nonostante tutto, la famiglia vive felice, finché un giorno Guido e Giosuè vengono prelevati dalla loro casa e deportati in un lager. Dora, che non essendo ebrea è stata risparmiata, decide di salire lo stesso sul treno in cui sono rinchiusi il marito e il figlio, anche se non riuscirà a vederli perché verranno subito separati.

Fin dall’inizio del tragico viaggio, Guido decide di nascondere al figlioletto la dura realtà, dicendogli invece che si tratta di un gioco a premi, in cui il vincitore riceverà in dono un vero carro armato, la cosa che il bimbo ama di più. Anche all’interno del lager il padre continua con questa finzione, traducendo a suo modo gli ordini impartiti dai soldati, e cercando di trovare il modo di sorridere al figlio nonostante la stanchezza per i lavori forzati, la fame e la disperazione che assale tutti. 

Con la scusa del gioco riesce a nascondere Giosuè anche dopo che tutti gli altri bambini sono stati portati a morire nelle camere a Gas.

Fortunatamente, grazie all’intervento di un medico tedesco conosciuto all’hotel qualche anno prima, Guido ottiene di fare da cameriere per le guardie, così riesce a far intrufolare Giosuè tra i bambini tedeschi e a farlo mangiare con loro, ma la sera stessa accade qualcosa di inaspettato: i nazisti vanno nel panico, la guerra è finita e loro fanno di tutto per cancellare le tracce dei loro terribili crimini, rastrellando i superstiti e uccidendone il più possibile. Guido nasconde il bambino in un posto sicuro e va in cerca della moglie, ma viene scoperto e portato a morire.

Il bambino esce il mattino seguente, quando non c’è più nessuno in giro, e con sua grande sorpresa vede arrivare un carro armato americano, così, convinto di aver vinto il gioco, monta sul carro e parte con i soldati. Poi, lungo la strada, vede sua madre, sopravvissuta come lui, e finalmente si possono riabbracciare.

Non è stato facile scrivere di questo film, sia perché le parole sembrano pesare chili e chili, sia perché ho il timore di non rendere giustizia ad una trama tessuta da un vero poeta. La sofferenza e il dolore delle vittime dell’Olocausto è sotto gli occhi dello spettatore, non potrebbe essere diversamente, ma la voglia di vivere del protagonista e la dolcezza con cui lo stesso crea un abile inganno per il figlio, rendono questo film, a mio personalissimo giudizio, il più bello tra tutti quelli che trattano questo drammatico avvenimento storico, che non dev’essere mai dimenticato.

Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate, sono sicura che tutti avrete visto La vita è bella almeno una volta, se però così non fosse, correte ai ripari perché vi siete persi tanto.

Con affetto, Clara

Curiosità:

  • Il titolo del film è stato scelto dallo stesso Benigni dopo aver letto le parole del politico e scrittore russo Lev Trotsky: “La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza, e goderla in tutto il suo splendore.”
  • Il film si è aggiudicato tre Premi Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora. Indimenticabile Sophia Loren nella sua esplosione di gioia nell’esclamare il nome del vincitore: “Roberto!”; nonché la reazione dello stesso Benigni, che dalla felicità saltò sulle poltrone del teatro.
  • Oltre agli Oscar, si è aggiudicato svariati altri premi tra cui nove David di Donatello, cinque Nastri d’argento e un premio BAFTA.
  • La meravigliosa ed inconfondibile colonna sonora è stata composta da Nicola Piovani e, successivamente, alla musica sono state aggiunte le parole ed è stata cantata dall’israeliana Noa.
  • La vita è bella è il film che ha incassato di più al mondo.

3 pensieri riguardo “La vita è bella

  1. Non è infatti facile rendere a parole la magia di cui è intrisa questa meravigliosa pellicola…
    Bene ha fatto Benigni a ricordare non solo le doti umane ma anche quelle artistiche di Nicoletta Braschi, attrice troppo spesso sottovalutata e sottostimata..

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    1. Onore al merito a Benigni che sa non sentirsi minacciato dalla bravura della moglie, anzi l’ha sempre supportata, e non si vergogna di dichiarare il suo amore a lei e a tutte le donne. D’altra parte, è vero che dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna!
      Grazie Gilberto per il tuo commento che condivido di cuore!

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