Il viaggio di Mia

Cari amici lettori,

come promesso sabato scorso, ecco che arriva puntuale l’articolo sul caso editoriale dei libri sulla Calendar girl (in Italia sono usciti nel 2016, un anno dopo rispetto all’America, e sono editi da Mondadori).


La ragazza del calendario è Mia Saunders, la protagonista di ventiquattro anni, un fiume in piena di bellezza dirompente, idee originali e vitalità. La seguiamo durante il suo viaggio per il mondo che dura un intero anno solare, da gennaio a dicembre, e finiamo per affezionarci inevitabilmente a questo personaggio così generoso e imprevedibile.

La trama potrebbe facilmente scadere nel volgare, ma Audrey Carlan riesce a non sporcarsi e neppure ad annoiare, pur riproponendo lo stesso schema per dodici volte: Mia si mette alle dipendenze dell’agenzia di escort della zia che le procura ogni mese un cliente diverso. Ben selezionato dalla stessa, però, che fortunatamente la zia è molto affezionata alla nipote e cerca in ogni modo di salvaguardarla. Il motivo di tale impiego: mantenere Maddy, l’adorata sorella più piccola a cui ha fatto da madre, agli studi, e soprattutto ripagare il debito di un milione di dollari contratto dal padre con gli strozzini. Il padre, infatti, in seguito al dolore per l’abbandono della moglie che è sparita lasciandolo alle prese con due bambine piccole, (Mia e Maddy, appunto), è diventato alcolizzato e affetto da ludopatia, e si trova in ospedale a lottare tra la vita e la morte in seguito ad un “avvertimento” dei malviventi. Mia gli è molto affezionata ed è disposta a tutto, pur di salvarlo; un tutto comunque mitigato, ripeto, dalla provvidenziale e accurata selezione della zia che le evita clienti anziani o poco perbene e la tutela con un contratto a prova di bomba che vieta le prestazioni sessuali non consenzienti.

Il lungo viaggio della protagonista, attraverso dodici mesi e diversi stati, uomini e situazioni, si rivelerà perciò ricco di avventure anche piacevoli e alla fine la porterà ad un cambiamento profondo e forse perfino all’Amore Vero. Dice Mia, al termine della sua relazione sul mese di giugno: “…la vita è strana ma io la stavo vivendo fino in fondo, alla giornata, facendo più esperienze che potevo. Accettavo le cose buone, quelle cattive e anche quelle terribili che trovavo sul mio cammino, perché faceva tutto parte di un unico percorso. Come recita il mio tatuaggio (che per la cronaca Mia si è fatta fare durante il viaggio), TRUST THE JOURNEY.”

La Carlan riesce a creare occasioni sorprendentemente diverse l’una dall’altra: ci si trova a pensare che la sua fantasia sia inesauribile. Dice lei stessa, di sé, in un’intervista:“Per cominciare sono molto veloce a scrivere. La mia Musa è sempre al lavoro e quando è in modalità attiva io ne approfitto!”

L’intreccio, pur essendo rigorosamente consigliabile agli over diciotto per il lessico esplicito e le situazioni talvolta un po’ forti, non scade quasi mai nel volgare; rischia anzi, talvolta, di sembrare (piacevolmente) ingenuo nella gestione dei rapporti e delle azioni, ai limiti dell’inverosimile e della favola moderna.

Tanto per citare uno degli episodi più riusciti, Mia sarà anche la fidanzata di copertura per un ricco chef gay che non se la sente di presentare alla famiglia e al mondo dei media il suo dolce compagno; fino a che riesce a convincere i due uomini che il loro amore non merita una menzogna così grossa, né la merita chi li vorrebbe diversi da come sono.

In bilico tra il genere rosa, erotico e thriller, ricchi di colpi di scena e situazioni buffe almeno quanto di dettagli piccanti ed espliciti, i romanzi riescono a tenere il lettore sulla corda e ad emanciparsi dal genere a mio avviso più banale delle Cinquanta sfumature di grigio al quale è stato, secondo me erroneamente, paragonato. E che comunque a me, per inciso, non è piaciuto, né come fenomeno letterario né nella sua trasposizione cinematografica (non sono neppure riuscita a finirlo, il film, troppa noia…idem il primo libro al quale mi sono fermata…) Resta, naturalmente, che questa è la mia personalissima opinione e massimo rispetto per le moltissime estimatrici di Mister Grey.

Mia mi convince perché è comunque un personaggio femminile forte, moderno ed emancipato, che tiene dolcemente in pugno gli uomini, ha rispetto per se stessa e non scende a compromessi. Consapevole di sé e del suo valore, è dedita alla ricerca del proprio piacere, prima che a quello del suo compagno, e se si lascia dominare lo fa solo per gioco (erotico) ed entro certi limiti. Ha un forte senso della famiglia e una spassosissima migliore amica, Ginella, con cui condivide ogni confidenza.

Curiosità: la storia ha avuto un successo tale da portare la Carlan, in breve tempo, ad una fama planetaria con tre milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti e una serie TV in programma per la ABC, che ne ha comprato i diritti. La versione televisiva sarà curata degli stessi creatori del teen drama di successo Gossip Girl: Josh Schwartz e Stephanie Savage. Serie che però confesso di non aver mai visto: non è il mio genere.

La Carlan, come dicevamo scrittrice felicemente prolifica, è autrice di molti altri best sellers. Quando avrò tempo, cercherò di darci un’occhiata per farvi sapere se meritano come la serie della Calendar girl. Sono curiosa di leggere qualcos’altro di questa autrice.

Ultima postilla: consiglio la lettura di questi romanzi, molto ludica e spensierata, anche agli uomini. Per scoprire, magari, qualcosa in più sui misteri dell’universo femminile. Che non fa mai male.

E ora sarei molto curiosa di sapere il vostro parere in proposito…avete per caso letto i libri sulla Calendar girl? O magari qualche altro romanzo di Audrey Carlan? Cosa ne pensate?

A presto e buon viaggio o, meglio, per dirla con le parole di Mia: “godetevi il viaggio”!

Greta

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