Grazie, mamma

Il 19 ottobre 2014, quattro anni fa, ci lasciava la mamma. Se n’è andata fisicamente ma ci ha lasciato talmente tanto, in termini di ricordi, sorrisi e patrimonio artistico e musicale, che ogni giorno è con noi. Sempre più presente.

Si è addormentata piano piano, emergendo dal sonno profondo in cui si era rifugiata solo quando le facevamo ascoltare Bach. Allora si riscuoteva per mormorare piano, col sorriso sulle labbra: “è il paradiso!” Non so dove tu sia, ora, mamma, ma ho il forte sospetto che tu sia nel paradiso dei musicisti, e che Bach e Mozart ti tengano compagnia insieme a papà e mamma Rosalba.


Mamma amava profondamente la musica e componeva versi e canzoni. Era una pianista eccezionale, ma ha dedicato la vita ai bambini, insegnando per quarant’anni e creando recite e decine di canzoni appositamente per loro. 

Devo a lei, credo, soprattutto, il mio amore per la musica, la mia capacità di perdermi e di ritrovarmi, nella musica. Casa mia risuonava sempre di mille note, dal vivo o riprodotte. Iniziare a suonare il violino e a comporre, ancora molto piccola, per me è stato, quindi, naturale e spontaneo esattamente come mangiare e respirare.

Ma devo a mamma, anche, la passione per i libri, almeno in parte, almeno nel periodo della sua nascita. Mi leggeva i grandi classici, quando ero bimba, qualche pagina ogni sera e, talvolta, se era una giornata particolarmente fortunata, anche durante il giorno. Piccole donne, La piccola lady Jane, Rosa e gli otto cugini, i romanzi della Lindgren e le avventure di Verne hanno accompagnato tutta la mia infanzia insieme alle favole dei fratelli Grimm e di Perrault. 

Mia madre aveva la capacità di coinvolgermi e farmi sognare. Mi trasportava nel suo mondo di bimba mai cresciuta, per l’entusiasmo genuino e autentico che aveva conservato e, parallelamente, nel suo universo magico di grande donna e grande artista. Era sempre un po’ staccata da terra, persa nella sua musica e nelle sue composizioni, nella sua ricerca spirituale che l’ha portata a lasciarci col sorriso sulle labbra e la pace nel cuore.

Ho iniziato così, per curiosità e impazienza, ad imparare a leggere da sola. Mi rifugiavo sotto le coperte, la piccola pila accesa a tarda notte, per spiare il seguito di quelle letture serali che non mi bastavano mai. Ricordo la gioia intensa, e l’aspettativa mista all’ansia che finissero troppo presto. “Ancora, mamma”, chiedevo, e spesso lei mi accontentava e andava avanti almeno per un paio di pagine. Ma a me un paio di pagine, ancora, non bastavano, volevo tutto il libro subito, sapere come andava a finire, conoscere meglio i personaggi, assaporare le parole sulla punta della lingua. 

Da allora, l’abitudine di leggere tutte le sere non mi ha mai abbandonata, ed è sempre con gioia che ritrovo il mio libro prima di addormentarmi, è sempre uno spazio di respiro e di puro divertimento che mi concedo, anche quando ho pochissime ore da dedicare al sonno riesco sempre a ritagliarmi qualche minuto per la mia passione che mi aiuta a staccare la spina e a lasciarmi andare.

Aiutava, credo, anche il fatto che la TV fosse sempre spenta, a casa nostra. Un elettrodomestico inutilizzato, durante la nostra infanzia, se non per pochi, pochissimi selezionati film, i grandi capolavori della cinematografia, naturalmente scelti adeguatamente rispetto alla nostra età, mia e della mia sorellina.

Il primo film che mamma mi ha portata a vedere al cinema è stato Piccole donne, quello della versione imbattibile del 1949, diretto da LeRoy, con June Allyson nel ruolo di un’indimenticabile e ineguagliata Jo, per intenderci, e che, non a caso, è restato uno dei miei film preferiti in assoluto.

In seguito, è arrivato Cenerentola di Walt Disney e poi abbiamo iniziato a vedere insieme anche alcuni film per ragazzi, gli indimenticabili musical del passato – My Fair Lady Tutti insieme appassionatamente– giusto per citarne un paio, e poco alla volta anche i grandi kolossal, La tunica Ben Hur in testa.

Ho imparato, grazie a mamma, ad amare il cinema in bianco e nero, per la poesia e la storia che esprime, e a riconoscere tutti i grandi attori della storia del cinema, ad amare e riconoscere tutte le star insuperabili del passato, mai passate davvero, da Audrey Hepburn a Katharine Hepburn, da James Stuart a Cary Grant, Spenser Tracy, Mel Ferrer, Liz Taylor, William Holden, Romy Schneider, Charlton Heston e tanti altri. 

Per non parlare poi dei grandi attori italiani come Vittorio Gasman, Anna Magnani, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Vittorio De Sica, Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Tina Pica, i fratelli De Filippo e Totò di cui non ci perdevamo un film.Ancora oggi coltivo la passione per i film “belli”, del passato come del presente, di tutti i generi, e il piacere della conoscenza approfondita degli attori del cinema che amo di più, anche contemporanei. Leggo e mi documento sulle loro biografie, studio i nessi tra loro e cosa li ha spinti ad intraprendere la carriera, cosa li ha resi intramontabili, esattamente come involontariamente mi ha insegnato a fare mamma.

Con mamma abbiamo visto anche centinaia di gialli: ci piaceva rincorrere gli indizi, scovare il colpevole prima della fine, giocare tra noi. Ci piacevano soprattutto i gialli di Hitchcock, li abbiamo visti tutti almeno dieci volte!

Grazie alle mie passioni io sono sempre in buona compagnia, anche nelle giornate più nere. E so che lei è sempre con me.Grazie mamma!
A voi i commenti…
Un abbraccio,Greta

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