Io che amo solo te, il film, il libro Prima parte

Dedicato a Giuliana

che vicino a Polignano a Mare è nata

e me ne ha parlato così tanto

che mi sembra di esserci stata

e di amarla già.

Grazie…

Io che amo solo te (Arnoldo Mondadori Editore, Milano) è un libro del 2013 di Luca Bianchini da cui è stata tratta l’omonima commedia romantica per il cinema, diretta da Marco Ponti, nel 2015. Bianchini ha partecipato anche alla stesura della sceneggiatura del film, insieme al regista.


Ne consegue che il film è, almeno apparentemente, molto coerente e fedele al libro, e non semplicemente “liberamente ispirato”, come si legge nei titoli di testa. Scavando più a fondo, però, si scopre che non solo le differenze, seppur non eclatanti, ci sono, ma che a risultare vincente è, ancora una volta, il testo letterario. Infatti, nonostante Polignano a mare sia una splendida cornice per il film, e la scenografia faccia perciò acquistare davvero molti punti alla commedia, il film ha forse il lieve difetto di restare un po’ in superficie rispetto al romanzo, pur essendo garbato e molto gradevole. A me personalmente il film è piaciuto e l’ho anche rivisto volentieri, ma penso che per capirlo meglio, per comprendere i personaggi e scavare le motivazioni, sia necessario leggere il libro.

Entrambi, libro e film, hanno un sequel con lo stesso nome, La cena di Natale, che non delude le aspettative dopo la prima, buona impressione e il successo al box office di Io che amo solo te. Il sequel riconferma per intero il cast del primo film. De La cena di Natale, però, parleremo un po’ più avanti, più a ridosso del Natale, appunto, per entrare al meglio nell’atmosfera e assaporare i preparativi del cenone e di un tipico Natale pugliese. Che meritano a prescindere!

La commedia si apre con una veduta molto suggestiva di Polignano a Mare, uno splendido paese della Puglia arroccato sul mare, in provincia di Bari. E già per questo scorcio vale la pena di andare a vedere il film. Poi la scena si sposta in chiesa dove gli sposi, Damiano e Chiara, interpretati rispettivamente da Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, prendono accordi col prete per il matrimonio del giorno dopo. Si viene a sapere così, fin dall’inizio, che la cantante contattata per eseguire l’Ave Maria in chiesa è malata e non potrà esserci. 

Sarà la sorella minore della sposa, che ha una bella voce e sogna di fare la cantante, a salvare la situazione. Questo finirà per diventare un dettaglio centrale, per il film, come centrali saranno molti piccoli dettagli della preparazione del matrimonio che concorrono a dar vita ad uno spaccato realistico e divertente del matrimonio pugliese tipo. 

Il film, infatti, come prima il libro, attraverso la storia dei due “promessi sposi” ci racconta la vita della gente comune di un paese della Puglia, sullo sfondo di un mare strepitoso, alle prese coi preparativi delle nozze. Una storia come tante, dunque, senza pretese, forse, ma proprio per questo una storia avvincente nella sua semplicità e nel racconto di come, attraverso la lente d’ingrandimento dei sentimenti e delle aspettative, spesso nella vita sono i piccoli dettagli a fare la differenza. Per se stessi e per gli altri. Perché in un paese piccolo la gente mormora, e soprattutto le donne di casa Scagliusi e di casa Torres ci tengono che il matrimonio sia un grande evento. 

Nel film, come nel libro, Chiara esprimerà spesso la preoccupazione che tutto possa non andare perfettamente. Perché la perfezione non esiste, Chiara ne è consapevole, che si tratti di grandi sentimenti come di una semplice festa nuziale. Che poi semplice, soprattutto in Puglia, non lo è affatto. Tutto, dal bouquet semi-cascante allo scollo del vestito, al tipo di fiori, alla dieta ossessiva della sorella della sposa, ai colpi di sole e al “trucco e parrucco”, fino alla disposizione dei tavoli per i 287 invitati, – i “venti” come tema del matrimonio e discordia tra famiglie -, saranno frutto di dubbi, ansie, incertezze espresse o meno, discussioni, ripensamenti dell’ultimo momento e forse invidie da parte dei vicini e soprattutto delle vicine. 

Su tutto, il pensiero al vento, quel Maestrale che corre e su cui si fonda la prima e più grande preoccupazione della madre della sposa, Ninella Torres (Maria Pia Calzone), che addirittura nel libro prende le prime pagine tutte e torna come un leitmotiv ossessivo che proprio a quel vento assomiglia, quel Maestrale che inesorabile spazza le spiagge così come le pettinature tanto accuratamente studiate e preparate (e meno male che c’è la lacca usata a profusione per tenerle “incollate”). 

Tra il serio e il faceto, il film ci racconta contemporaneamente tanti piccoli dettagli della preparazione del matrimonio, così come si sofferma, sfiorandoli di tre quarti, sui sentimenti delle persone coinvolte: i dubbi degli sposi, che si trovano addirittura entrambi a tradire proprio la sera prima del matrimonio, il rapporto riscoperto all’ultimo tra le sorelle e tra la madre e la figlia, l’orgoglio degli zii, la rabbia malcelata della zia Dora di Castelfranco (Luciana Littizzetto),

per essere stata messa da parte e non presa nella giusta considerazione, la gelosia e la prepotenza di Matilde (Antonella Attili), la First Lady di Polignano, madre di Damiano e moglie di don Mimì (Michele Placido), e soprattutto l’amore mai sopito tra Ninella e Domenico Scagliusi (don Mimì, appunto), che vedono nel matrimonio dei rispettivi figli un risarcimento della vita che li ha divisi forzatamente. 

Fulcro del film sarà infatti non la cerimonia nuziale ma il ballo che riunirà i due consuoceri e antichi innamorati, divisi in passato dalle famiglie a causa di uno scandalo (il fratello contrabbandiere di Ninella era finito in galera). Ballano davanti a tutti, ma dimentichi di tutto, sulle note della celebre canzone di Sergio Endrigo Io che amo solo te (del 1962), qui reinterpretata da Alessandra Amoroso che ci regala un piccolo ma prezioso cameo, all’interno del film, nella parte di se stessa. Parentesi: per me è una delle più strepitose canzoni d’amore mai scritte. Al mondo. Non mi stancherei mai di ascoltarla…

Il finale consolatorio, invece, in cui gli sposi, letteralmente, “si rendono conto di amarsi davvero solo alla frutta”, – come ci avverte la voce fuori campo – risulta addirittura superfluo, forse, laddove l’amore vero ha già trionfato attraverso quel sentimento antico, inespresso e ancora intatto o, meglio, o forse, antico, inespresso e perciò ancora intatto. 

Vi do appuntamento a sabato con un elenco che mi sono divertita a fare su similitudini e differenze tra film e libro. Abbiate pazienza ma, a volte, quando entro in un argomento mi faccio prendere, approfondisco, ci gioco, mi diverto, e finisce che talvolta un articolo solo non mi basta!…

E voi? Avete visto il film? Oppure avete letto il libro? Cosa ne pensate? Sono davvero molto curiosa di avere un vostro parere…

Bacioni, Greta

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