La cena di Natale

Sotto l’albero di Natale del 2014 mio marito, al solito e per mia fortuna, tra le varie sorprese mi ha fatto trovare anche dei libri. Due di questi erano l’uno il seguito dell’altro. Si trattava di Io che amo solo te (di cui abbiamo parlato qualche tempo fa in due articoli che vi lascio di seguito QUI e QUI) e di La cena di Natale (Mondadori 2013) di Luca Bianchini.


Devo dire che avevo un bel po’ di pregiudizi verso questo scrittore a me fino ad allora sconosciuto. Temevo che i suoi libri potessero essere abbastanza superficiali e comunque troppo “alla moda”. Ho scoperto, solo poi, che fatalità lo scrittore, in alcune interviste, rifiuta in modo particolare ed energico proprio la definizione di “romanzi alla moda” per i suoi libri. In realtà, Bianchini è stato una bella scoperta, per me. I suoi romanzi sono densi e frizzanti senza cadere nel banale, la sua penna è molto felice e prolifica. Ho avuto modo di leggere anche altri suoi libri, in seguito, e ho trovato una profondità e una complessità anche maggiori, in quelli più recenti.

Ma torniamo a La cena di Natale, delizioso spaccato sugli avvenimenti che girano attorno ad un tipico Natale del sud, in un paesino della Puglia (il già stra-citato – in questo “diario on line” – Polignano a mare) imbiancato – e incantato – dalla neve. Certo, siamo in presenza di una letteratura di svago, – detto senza giudizio di merito alcuno, anzi, – ma se dopo averne sentito tanto parlare vi aspettate la Divina Commedia resterete sicuramente delusi. Se però, come me, partite senza aspettarvi nulla in particolare, rimarrete quasi sicuramente conquistati dal dialetto, dai profumi, dai paesaggi e dai personaggi della Puglia di Bianchini molto credibile anche per chi abbia avuto la grande fortuna di passare almeno un vero Natale al sud con le sue mille portate e le sue mille tradizioni che guai ad infrangere! Quasi non ci si crede a quanto può essere esilarante e commuovente ed esagerato e meraviglioso insieme… ma è tutto vero: ogni parola corrisponde ad una conoscenza autentica e profonda della Puglia, a un grande amore, perfino. Un amore che nasce dall’esperienza personale dell’autore che per il suo futuro sogna la Puglia e “di avere un trullo con olivo secolare e amaca per scrivere e ospitare gli amici”. (Cit.)

Bianchini si decide a scrivere il seguito di Io che amo solo te grazie a uno spunto che gli offre l’amico regista Marco Ponti. In un’intervista rilasciata proprio l’anti-vigilia di Natale del 2013, lo scrittore infatti racconta: “Mi hanno chiesto un piccolo libro per Natale, ma non mi veniva in mente nulla e credo che non l’avrei fatto se non mi veniva l’ispirazione. (…) Marco Ponti, che sarà il regista di Io che amo solo te, mi ha detto «ma scusa, tu che sei sequestrato dalla tua famiglia a Natale da una vita, perché non racconti la cena di Ninella e don Mimì?» e quando me l’ha detto ho pensato che fosse un’idea geniale, così ho iniziato subito (…)”. E idea geniale era davvero, dal momento che il libro ha avuto un enorme successo e così anche il film omonimo del 2016. E, soprattutto, dal momento che il libro risulta delizioso, per quanto più lento del suo prequel e per questo un po’ meno appassionante. I produttori, Federico e Fulvia Lucisano, tendono a replicare i loro format cinematografici di successo, e il pubblico dà loro ragione e li premia con una grossa – e ormai rara – affluenza nei cinema (vedi Notte prima degli esami e il suo seguito per la regia di Fausto Brizzi di cui parleremo sicuramente più avanti in questo stesso blog).

Ma vediamo velocemente la trama riprendendo il filo da dove l’avevamo interrotto: don Mimì (che ricordiamo nel film essere interpretato da Michele Placido), che progetta di portare la sua consuocera, la sua amata Ninella (Maria Pia Calzone), a Parigi, per coronare il loro amore, è però pieno di sensi di colpa e debole di carattere. Quella stessa debolezza che è stata ereditata con gli interessi dal figlio Damiano (Riccardo Scamarcio) che continua a tradire la neo-sposa Chiara (Laura Chiatti), tra l’altro incinta all’ottavo mese, e che forse aspetta addirittura un figlio anche dall’amante. Arrivato il Natale, perciò, don Mimì decide, per tacitare la sua coscienza, di regalare alla moglie Matilde (Antonella Attili) un anello molto prezioso che la donna non vede l’ora di sfoggiare per dimostrare, prima di tutto a se stessa, che in fondo il marito la ama ancora.

Per forza di cose meno accattivante del primo libro e del primo film – la storia è già in buona parte svelata e i due triangoli amorosi già ampiamente previsti – La cena di Natale si avvale però di personaggi di contorno che aggiungono nuovo brio, come nel caso di Veronica Pivetti nei panni di Pina, la sorella di Ninella. In proposito, vi ricordo della mia particolare inclinazione per la Pivetti attrice e scrittrice. Per chi l’avesse perso, vi rimando al primo articolo di questo blog che parla proprio di lei QUI.

Per sfoggiare anello e ricchezze, Matilde organizzare il cenone della Vigilia nella sua casa sfarzosa (soprannominata “il Petruzzelli”) e fa scrivere al figlio Orlando (meraviglioso Eugenio Franceschini) undici lunghissimi menù, a mano, in cui spicca il “supplì alla cozza tarantina” e sbalordisce per il gran numero di portate e la varietà del cibo. Non posso aggiungere altro perché svelerei troppo sui misteri che girano intorno all’anello di smeraldo e al nuovo intreccio che va gustato direttamente dalla penna dell’autore.

Aggiungo, però, che il libro merita anche, e se non altro, per la consultazione del succitato tipico menù del cenone pugliese che ci viene offerta nel dettaglio e che il film lo consiglio vivamente, soprattutto a chi avesse visto il precedente Io che amo solo te.

Curiosità:

  1. Ricorderemo probabilmente che in Io che amo solo te era stata coinvolta la cantante pugliese Alessandra Amoroso, vincitrice del Talent Amici nel 2009 e lanciata poi subito verso una strepitosa carriera che non accenna a fermarsi. Per la colonna sonora de La cena di Natale è stata scelta un’altra bravissima cantante vincitrice di Talent (Amici 2010) nonché di San Remo (nel 2012 con Non è l’inferno) e molto amica della Amoroso, Emma Marrone, nata a Firenze ma anche lei pugliese DOC in quanto vissuta in provincia di Lecce e molto affezionata alle tradizioni pugliesi. In particolare, nel film si sente il singolo Quando le canzoni finiranno, tratto dall’album Adesso, composto  anche dal grande cantautore Emal Meta. 
  2. Il videoclip di Quando le canzoni finiranno è stato diretto dagli stessi Luca Bianchini e Marco Ponti.

Che dire ancora? Buona lettura e soprattutto buoni preparativi pre-natalizi a tutti (adoro questo periodo dell’anno! Me lo sentirete dire spesso, temo…)
E voi? Avete letto il libro o visto il film?

Sarebbe bellissimo se qualcuno di voi avesse voglia di giocare insieme cercando le similitudini e le differenze tra il romanzo e il film La cena di Natale come ho fatto in precedenza con Io che amo solo te

Vi aspetto e nel frattempo vi mando un abbraccio, Greta

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